Thursday, July 18, 2013

Happy Birthday to Me!

Visto che oggi Blogger mi lascia scrivere uso questa occasione per autocelebrarmi.
Tanti auguri a me!
L'altro giorno era il mio compleanno, un bel numeretto devo dire.
Fino a qualche anno fa l'idea di festeggiare l'invecchiamento mi deprimeva, ora invece, dopo l'avventura con quel simpaticone del linfoma, sono felice di avere un compleanno. E mi festeggio!

Ho chiesto a mio figlio che torta mi suggeriva di fare e lui me ne ha disegnata una, questa.


La parte centrale sarebbe dovuta essere marrone ma non trovava il pastello del colore giusto.


Ho pensato bene di provare a realizzarla nonostante dicesse " I <3 Chocolate" invece che qualcosa di, appunto, autocelebratorio.  Ho tirato fuori alcuni dei miei libri di cucina e ho trovato la ricetta giusta, l'ho adattata un po' e questo e' quello che ne e' venuto fuori.


Abbastanza simile, no?


Ho fatto tutto da me, ganache inclusa, e assaggia questo, assaggia quello, a fine preparazione avevo la nausea. Il ripieno della torta era una crema di burro e zucchero aromatizzato alla nocciola, la ganache aveva la panna da montare e il cioccolato fondente, per la serie "Paula Deen fatti da parte e visto che ci sei chiama pure l'unita' coronarica."
Abbiamo messo una candelina, abbiamo tagliato la torta, era davvero buona, ma un po' troppo pesantuccia. Ora e' in frigo, ne sono rimasti almeno tre quarti.

E' che da qualche tempo a questa parte sto mangiando piu' sano del solito, e di conseguenza anche la mia famiglia. La mattina per colazione mi faccio il succo fresco di rape, spinaci, kale, carote, arancia e qualsiasi altra verdura trovo a casa. Prima avrei venduto l'anima per un paio di anelli di cipolla impanati e fritti, ora anche il solo odore di fritto mi infastidisce.

Ricordo che anche da ragazzetta quando ero a dieta io, a casa mia erano a dieta tutti.  A mio fratello, poveretto, veniva lo sconforto ogni volta che sentiva la parola dieta uscire dalle mie labbra.  Eravamo una famiglia un po' particolare, nostro padre aveva divorziato nostra madre, noi figli eravamo rimasti con lei, lui aveva la crisi dei quaranta anni e non poteva farsi vedere in giro con noi figli, lei faceva l'imprenditore e non c'era quasi mai, io ero l'addetta alla spesa. "Oggi per pranzo zucchine bollite e niente pane sulla tavola. Dieta purificante!" E pensare che i miei fratelli e sorelle ancora mi parlano.

Ritornando a me e al mio post autocelebratorio, mi sono data un anno di tempo per rimettermi in forma, vediamo come andra'.  Nel frattempo...
Tanti Auguri a Me!

Sunday, July 14, 2013

Aaaargh!

Caro Blogger perche' ti ostini a non lasciarmi usare Compose invece di HTML? Eppure lo sai che io e la tecnologia siamo nemici giurati.
Oggi, anzi ormai da qualche settimana, ti odio.
Very respectfully,
Georgia Peach

Sunday, June 30, 2013

Nego o mi arrendo all'evidenza?

Mi sento come Pinocchio quando si e' addormentato vicino al fuoco e si e' ritrovato con i piedi bruciati.
E non parlo in senso metaforico, i piedi li ho bruciati davvero.

Mi dovrei arrendere all'evidenza, sono segretamente bianca.
Sono nata, unica scura, tra fratelli che sembrano usciti da un sito turistico della Norvegia o di qualche altro paese nordico, cresciuta al sole della Sardegna mi basta poco tempo per diventare scura, e scura sono stata per tutto il tempo in cui ho abitato nella mia isola.
Quando rimango un po' sole divento rossa per un giorno, poi dal secondo giorno in poi la mia pelle diventa scura. Assumo un particolare colorito cosi' da sembrare la gemella bassa, grassa, bruttarella e pure povera di Halle Berry.
Il primo dubbio sulla mia possibile "bianchitudine" mi e' venuto quando abitavo in Germania, ricordo di essere tornata da un picnic con le spalle bruciate, naturalmente ho negato il tutto e ho attribuito l'accaduto a qualche ingerenza cosmica.
Ho sempre visto la differenza cromatica tra me e i miei fratelli come un segno della mia superiorita' evolutiva (almeno quello lasciatemelo, non e' facile nascere anatroccolo in una famiglia di cigni), quindi lo smacco e' stato ancora piu' grave;  io scura, forte e invincibile, bruciata dal sole e per giunta in una terra che, come Milano per Toto', nel mio stereotipato immaginario ho sempre associato al freddo e alla mancanza di sole.
La seconda volta in cui la mia granitica certezza ha vacillato e' stato quando ho visto una mia foto scattata al mare, in quel periodo abitavo in una zona del Belgio dove davvero c'era poco sole ed ero rientrata a Cagliari per far conoscere al mio bambino il mio mare.  Nella foto si vedevano delle gambe bianchissime, naturalmente la bianchezza delle gambe l'avevo giudicata una conseguenza del riflesso del sole sulla sabbia.

Cosa faccio, continuo a negare o cedo e mi arrendo all'evidenza?

Nel frattempo cammino scalza.

Due orette in piscina e mi riduco cosi'

Thursday, June 20, 2013

The Modern Child and the State of the Economy


Parlavamo.

"Come non ti ricordi dove l'hai messo? L'hai usato l'altro giorno!"  
Sono sempre vaga nell'indicare i giorni, per me l'altro giorno puo' essere due giorni fa o due settimane fa.

"I can't find it!"
Pronunciato cheint, la logopedista di mio figlio ha un accento Southern fortemente marcato, di conseguenza anche lui.

"L'avevi l'altro giorno, ti ricordi? Era... ah, vediamo se indovini, era un giorno speciale era
F------ Day!"

"F------ Day?"

"Yes, F------ Day."

"Furlough Day?"

Mi sono cadute le pall braccia, furlough e' un periodo di ferie forzate e non pagate che ultimamente e' stato messo in atto nei confronti di diversi enti pubblici e scuole pubbliche.

Naturalmente io mi riferivo al Father's Day.

Tuesday, June 4, 2013

Un fiore gradito

Oggi una mia amica italiana, a conoscenza dell'aria che tira a casa mia in questi giorni, ha avuto un pensiero davvero carino e mi ha portato un mazzone di fiori di zucca. Li ho messi in uno scolapasta e li ho fotografati perche' mi mettono allegria. Poi li ho cotti e mangiati.

Quello che non sono riusciti a fare otto traslochi, l'infertilita', nascite premature, ASD, tumore, PTSD, e' riuscita a fare mia suocera in meno di un mese.
Thanks for the journey hon, I'm out.

Tuesday, May 21, 2013

Il cugino coreano di Montezuma

Leggevo le avventure di Silvia in Chiapas http://ninehoursofseparation.blogspot.com/2013/05/chiapas-un-viaggio-semiserio4-un.html
e mi e' tornato in mente il mio incontro con Chingu Kim*, il cugino coreano di Montezuma.

Erano i nostri ultimi giorni in Corea, le nostre poche cose erano gia' state impacchettate e spedite, avevamo giusto quello che riuscivamo a far stare in valigia e nel bagaglio a mano. Io avrei preso un volo per l'Italia e mio marito uno per gli Stati Uniti, i biglietti erano pronti e aspettavamo solo il giorno X.
La segretaria di mio marito, Mrs. Youn, una gentile donna coreana di mezza eta', aveva invitato a cena noi e il chief che lavorava con loro. Invece di andare al solito ristorante coreano occidentalizzato per i turisti lei ci avrebbe portato in uno a conduzione familiare e frequentato esclusivamente dai locali, un po' fuorimano ma degno di qualche kilometro extra proprio per via dell'autentica cucina coreana. 
Dopo la cena perfetta, io non mangio carne e per me al posto del bulgogi avevano portato una frittata, c'e' stato il classico scambio di doni tra i commensali, le foto in pose sciocche, le promesse di mantenere i contatti in eterno, e poi ognuno e' tornato a casa propria.

La mattina successiva mi sono svegliata con un leggero malessere e dei crampetti allo stomaco, "Sara' il kimchi, non sono abituata alle spezie forti," pensavo io.  Piu' le ore passavano piu' il malessere aumentava.  Visto che ormai nel micro appartamento non avevamo piu' nulla di commestibile, io e il gentiluomo andiamo a mangiare fuori. "Fermiamoci in qualche posto occidentale che non voglio nulla di piccante, sto gia' sudando di mio e non mi sento tanto bene."  Il primo posto che troviamo e' Burger King, io ordino un fish sandwich e il gentiluomo qualche altra schifezza, mentre lui mangia la nausea che mi colpisce ad ondate ritmiche mi fa arrendere dopo pochi morsi.

Mi sveglio nel cuore della notte in un bagno di sudore, con una forte nausea, crampi, e la mia pancia che produceva degli strani rumori.  Abitavamo in un micro appartamento e il bagno ne era la piu' palese rappresentazione, la distanza tra la vasca e il gabinetto era di circa dieci centimetri. Mi alzo dal letto con scatto felino (vabbe' lasciamo perdere) e faccio giusto in tempo ad arrivare al bagno che il contenuto mio stomaco si riversa nella vasca. Una cosa che mi ha stupito e' stato che quello che non usciva da una parte veniva fuori dall'altra. 
Contemporaneamente.
Questi coreani ne sanno una piu' del diavolo, non sono mai stata cosi' felice di avere il gabinetto cosi' vicino alla vasca!
Non ero un bello spettacolo, in particolare per una neosposa. Ero ancora nella fase in cui lui girava per la casa in boxer e calzini o andava tranquillamente in bagno con la porta aperta (uomini, tutta un'altra specie!), mentre io cercavo di convincerlo del mio status di creatura perfetta.
Il bisogno di aiuto vince sulla situazione imbarazzante forzandomi a chiamarlo. "Da... Daa... aaarghh... heeelp..."  Niente, non sentiva, dormiva profondamente. Non avevo la forza di urlare il suo nome e provavo a svegliarlo battendo il pugno sul muro, come ho gia' detto l'appartamento era piccolissimo e il bagno aveva il muro in comune con la camera da letto. Dopo numerosi tentativi mi sente, entra e mi trova sdraiata a terra, non riuscivo nemmeno a stare seduta, cercava di rimettermi a sedere e io, teatrale come non mai, gli dicevo che era arrivata la mia ora.  "Io muoio, addio..."

Il viaggio di ritorno e' stato un incubo, lui ha preso un aereo per gli Usa, io ne dovevo prendere tre per raggiungere la mia destinazione.
Il primo volo da Seoul a Zurigo l'ho quasi completamente trascorso in bagno, andavo e tornavo, alla fine non mi importava che il pavimento fosse allagato dalla pipi' dell'anziano che si contendeva il bagno con me, tantomeno della gamba dei miei pantaloni, scarpa e piede (indossavo scarpe aperte) incollati dal succo di frutta che la bambina seduta a fianco a me mi aveva rovesciato addosso. 
Mi ero anche rassegnata all'idea della morte imminente e ripensavo romanticamente a quando da piccola andavo ogni settimana in "gita" al cimitero con mia nonna. Leggevo le lapidi ed ero intrigata dalle persone nate nella mia citta' o dintorni e morte in qualche luogo per me esotico. Mi chiedevo cosa ci facessero in quelle citta' lontane e mi domandavo se qualche bambino avrebbe pensato la stessa cosa leggendo la mia lapide. 

Dell'aeroporto di Zurigo ricordo solo il bagno e il mio zaino pesantissimo. Era prima dell'11 Settembre 2001 quindi non c'erano restrizioni sul contenuto dei bagagli e io avevo avuto la bella pensata di riempirlo di lattine di prodotti alimentari non europei da far provare ai miei amici. Carica come un mulo, febbricitante e stanca, alla fine sono crollata dal sonno sul volo che mi avrebbe fatta arrivare a Roma.
Un altro volo e sarei arrivata a casa. 

Una volta toccato il suolo cagliaritano il mio spirito era energizzato ma il mio aspetto era terribile. Ero vestita di nero, avevo le occhiaie fino alle ginocchia, la faccia pallida e i capelli incollati al cranio, sembravo una "cugurra" (per i non sardi: un essere foriero di ielle). 
Sentivo addosso lo sguardo delle persone e non mi avrebbe stupito vedere qualcuno toccarsi le pal fare gesti apotropaici al mio passaggio.
Il tizio del controllo bagagli, impietosito dal mio aspetto, ha lasciato che entrasse una delle mie sorelle ad aiutarmi con le valigie, poi mentre mi allontanavo mi ha urlato "Signorina, signorinaaa, provi con una bella spremuta di limone!"



* Ho deciso di chiamare Chingu Kim il corrispettivo coreano di Montezuma perche' la parola chingu
significa amico e kim e' un cognome diffusissimo in Corea.

Al corso di cultura coreana il mio insegnante scherzava sul fatto che se in Corea, ad un raduno di centinaia di persone si lanciasse una pietra, sicuramente si colpirebbe una persona che di cognome fa Kim o Park.

Saturday, May 11, 2013